“Rilancio la palla” di Massimo Micarelli
Ho letto il libro di Ermanno Rea “Napoli Ferrovia”, offerto ai frequentatori delle biblioteche comunali di Roma e inserito nei 12 in concorso per il “premio 2008”.
Bel libro, ponderoso, arrovellato attorno alla crisi di questa città, connessa con la crisi degli “opposti e simili” protagonisti del romanzo, l’autore e l’amico Caracas.
Storie di 50 anni di fallimenti reciproci e di lontananza, accuse, spiegazioni, ricordi, vita vissuta cercandone il senso migliore per arrivare a costatarne la fine, per entrambi, e quindi la fuga, l’ennesima emigrazione. Quanti intellettuali napoletani dietro questo equivoco!
Cari amici, la radio, la televisione, i dibattiti d’esperti e politici, tutti parlano di questa crisi (l’ultima è quella dei “rifiuti” non smaltiti) senza cavare un ragno dal buco nero.
Facile risalire al dopoguerra disastrato, alle illusioni di rinascita recente, dimenticando (qualcuno lo accenna) la progressiva miseria morale e culturale di tanta parte dei suoi abitanti. Si finisce per giustificarci tutti: la camorra, il Nord sfruttatore, l’inerzia antica, i politici incapaci o corrotti, l’assenza dello Stato, ecc.
Basta! Non se ne può più di sogni falliti degli intellettuali di sinistra, tutti emigrati, che fine hanno fatto? Basta coll’etica degli eccessi per Napoli, fino a rappresentare essa stessa per estremi la metafora eccessiva ed estremizzata, teatralizzata dell’Italia, del “bel paese”.
Sembra sempre che tutti i nodi vengano al pettine insieme, poi non se ne sa più nulla, altro che “Sodoma e Gomorra”, libri, film, nomi e cognomi che non si dicono chiari e tondi, forse perché non si sa e non si vuole venirne fuori davvero, come per 100 altre emergenze.
Mi viene un sospetto: forse è che non ci sono più scuse per non costringerci a metterci insieme, tutti, almeno la stragrande maggioranza, per fare massa attorno a soluzioni condivise, perseguite coerentemente? Solo così, nel merito delle soluzioni concrete, si può coinvolgere la “società civile” italiana a tirar fuori la testa dalla sabbia con una miriade di piccole iniziative coerenti, non solo di polizia, che pure serve, attuate da tutti, la maggioranza forte, non forcaiola, razzista e qualunquista.
Non è questione di fantasia, utopia, ma di pratico coinvolgimento solidale, organizzato, non di facciata. Forse, le risorse materiali esistono, anche se bisogna mandare a casa o a fare lavori socialmente utili davvero parecchie persone, napoletane e non, e sostituirle.
Che ne pensate?